Quale Domenica?

Nuovo appuntamento con la rubrica “Ci vediamo Domenica a Messa” di mons. Giuseppe Giudice.

Nuovo appuntamento con la rubrica “Ci vediamo Domenica a Messa” di mons. Giuseppe Giudice. Il Vescovo indica tre piccoli spaccati di vita per riscoprire la bellezza del giorno del Signore.

di mons. Giuseppe Giudice

Quando parliamo della riscoperta della Domenica, giorno del Signore e della Chiesa, noi siamo coscienti del tempo nel quale viviamo, del tempo che abbiamo perso e della cultura nella quale siamo immersi. Sappiamo che, in modo pericoloso, siamo passati dai riti della nostra identità (famiglia, scuola, chiesa), ai riti di massa, che sono spersonalizzanti e ci rubano le radici; e, non poche volte, vanno a scimmiottare i riti religiosi, svuotandoli di senso e contenuto.

Sì, ne siamo coscienti, ma non ci vogliamo sottrarre al ripensamento e alla rieducazione di gesti formativi. Lo voglio spiegare con tre piccoli bozzetti, cercando di recuperare la necessità e la bellezza del rito, criticato come obsoleto da una certa cultura, ma dalla stessa assunto e riutilizzato in modo diverso.

Domenica al centro commarciale

Omologati – si fa notare da più parti – dal nord al sud e al centro.

Si arriva in auto con la famiglia, si prende il carrello, ci si ferma al bar, si sistemano i figli nella zona giochi, si attraversa il supermercato con la lista in mano, si esce pagando, e qualcheduno sbuffando, spingendo il carrello, stipato fino all’orlo, con tante cose in più rispetto al previsto. Poi si passa molta parte del tempo a girovagare tra i negozi, tra la folla, con i figli tra volti anonimi, che chiedono sempre di più, avendo ben imparato il verbo comprare.

Si continua così senza meta, senza un discorso, una parola vera, salutando distrattamente qualcuno o cercando di non farsi vedere, quasi in un paese dei balocchi, né virtuale e né reale.

E si ritorna a casa, più stanchi e vuoti, in tutti i sensi; con tante cose in più da accumulare in qualche ripostiglio.

Domenica a Messa

Si esce di casa, con il vestito della festa, tutti insieme o alla spicciolata, ma avendo un’unica meta e come rispondendo ad un unico richiamo: la Messa.

Il papà guida e fa scendere i suoi cercando un posto per la macchina, e la famiglia si ricompone sul sagrato. Quindi ognuno al suo posto: ministrante, coro, lettori, tra amici, o in attesa di Qualcuno, o di qualcuno o qualcuna.

E poi tutti insieme con la sua Presenza.

E dopo la Messa, insieme a gruppetti sulla piazza, sul sagrato, per commentare, salutare, giocare, programmare un altro momento di festa, forse anche per criticare, ma certamente per dialogare. E, poi, pronti a passare dalla pasticceria per il dolce della festa. Non omologati, non massa ma comunità, santificati dalla Parola e dal Pane per poter vivere la povertà e incontrare i Poveri.

È Domenica mattina come quando ti incontrai… La Domenica andando alla Messa… Domenica è sempre Domenica.

Domenica In

Sul divano, con le cuffie, o in casa con la tv, il pc, senza amici, senza slancio; senza festa, in giorni uguali e senza senso. Senza differenza tra ieri ed oggi, tra giorni feriali e festivi, tra lavoro e riposo, tra il vestito dei giorni correnti e il vestito del giorno di festa

“Catechizzati” h24 da catechisti e catechiste che, quasi sempre, non odorano di Vangelo e immettono semi di inquietudine nella vita quotidiana.

E del Risorto, che ci cammina accanto, non percepiamo neanche l’ombra. Come quella prima Domenica, quando due di loro se ne andarono tristi.

Benedetta Domenica che custodisce la nostra identità.

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