A boy, a girl, la resilienza tradotta in musica

Il maestro Francesco Colasanto ha tradotto in musica il concetto di resilienza. Musica e poesia per potenziare la resilienza giovanile a scuola è il titolo del progetto alle spalle del componimento che ha coinvolto realtà ed istituzioni di vari Paesi europei nell’ambito del programma Erasmus+

C’è una parola che tutti, durante la stagione pandemica, abbiamo ascoltato con frequenza e, pian piano, imparato a conoscere e fare nostra: resilienza. Il 19 aprile 2020 il vescovo Giuseppe invitava i bambini ad apprendere il significato di questa parola e ad insegnarlo ai più grandi.

Una «parola mutuata dalla fisica che si riferisce alla capacità dei materiali, specialmente i metalli, di resistere alla rottura per urti e colpi improvvisi. Nella vita sociale e umana la resilienza è la capacità dell’uomo di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne rafforzati o addirittura trasformati» spiegò mons. Giudice nella santa Messa della II Domenica di Pasqua.

E c’è chi ha messo in musica il concetto di resilienza, componendo intorno ad esso un poema “pop sinfonico”. Si tratta del noto compositore Francesco Colasanto, originario di Angri e da molti anni residente a Pagani.

Music and poetry to empower teenagers resilience at school (Musica e poesia per potenziare la resilienza giovanile a scuola) è il titolo del progetto che sta alle spalle del componimento e che, nell’ambito del programma Erasmus+, ha coinvolto diverse realtà ed istituzioni di vari Paesi europei: l’Università Roma Tre, l’Università di Galway (Irlanda), la Escola Secundária Alves Martins di Viseu (Portogallo), il Sinav College di Kumluca (Turchia), il Liceul Tehnologic di Ticleni (Romania), la società di informatica e comunicazione Demetra di Roma e l’associazione culturale del maestro Colasanto Rosso Arancio, capofila del progetto.

«Tutto è cominciato con una web app, sviluppata dalla società Demetra per raccogliere i testi prodotti da cento ragazzi dei tre licei coinvolti sui temi della resilienza giovanile – ha spiegato il maestro Colasanto –, testi sull’accettazione di sé e del prossimo, sulla tenacia, sulla fiducia in sé stessi. Da qui ho preso spunto per comporre un poema che abbiamo definito “pop sinfonico”: un neologismo che vuole rimandare un po’ alla musica pop, amata dai giovani».


Il concerto del 29 dicembre all’auditorium “S. Alfonso Maria de Liguori” a Pagani

A boy, a girl è il titolo dell’opera del maestro Colasanto, una suite di sei brani: «Ho immaginato – ha aggiunto – un ragazzo e una ragazza che dialogano e si raccontano, in alcuni brani insieme e in altri singolarmente. Ecco il perché del titolo A boy, a girl».

La première del nuovo componimento lo scorso 7 maggio scorso a Capodistria, in Slovenia, dove Colasanto ha diretto la Borderless Youth Orchestra, l’Orchestra giovanile senza frontiere: «C’erano giovani musicisti serbi, croati, montenegrini, italiani. Addirittura un curdo e un turco. È proprio vero: la musica ha il potere di unire i popoli». Per la Slovenia si è trattato di un evento di interesse nazionale: il concerto è stato trasmesso dall’emittente TV Koper-Capodistria ed è stato seguito dalla stampa locale e nazionale.

La seconda tappa di A boy, a girl è stata in Portogallo, a Viseu, il 23 settembre, per un concerto “memorabile” – come lo ha definito la stampa locale – eseguito dall’Orquestra Clássica do Centro di Coimbra. Poi la terza tappa in Romania, a Targu Jiu, il 10 dicembre, con l’Orchestra de cameră “Lyra Gorjului” di Craiova.

Il 29 dicembre è stata la volta dell’Italia. Le note di A boy, a girl sono risuonate nell’auditorium “S. Alfonso Maria de Liguori” di Pagani, dove il maestro Colasanto ha diretto un’orchestra costituita da docenti di diversi conservatori e da giovanissimi studenti di alcuni licei musicali della Campania.

L’ultimo concerto ci sarà il prossimo 3 marzo in Turchia, a Finike. Si prevede lo stesso successo di pubblico di Capodistria, Viseu, Targu Jiu e Pagani. Ad accompagnare il maestro nelle varie tappe e ad interpretare i due giovani protagonisti del componimento la soprano Anna Corvino, originaria di Nocera Superiore, e il tenore Francesco Napoletano, di Battipaglia.

Ma il progetto non terminerà con la tappa turca: «A maggio tutte le esperienze raccolte, a cominciare dai testi degli studenti, saranno racchiuse in un handbook (un manuale, ndr) realizzato dall’Università di Galway – spiega il maestro –. Inoltre, verranno prodotti anche dei testi ad uso scientifico per gli addetti ai lavori interessati al tema della resilienza».

L’opera del maestro Colasanto suscita curiosità. Egli ha messo in musica le emozioni e le sensazioni di giovanissimi studenti di tre nazioni europee, chiamati alla resilienza in momenti molto difficili per il mondo: «Dai loro scritti emerge un abbattimento emozionale, ma anche una gran voglia di rinascita, di guardare oltre» ci ha confidato. E, in effetti, quale arte più della musica può dare voce a ciò che l’uomo custodisce nelle sue sfere più intime? Hegel, filosofo tedesco dell’Ottocento, affermava: «Il compito principale della musica consisterà nel far risuonare il modo con cui l’io più intimo è in sé mosso secondo la sua soggettività ed anima ideale».

Francesco Colasanto

La biografia

Classe 1965, compositore e direttore d’orchestra, il maestro Colasanto ha all’attivo già ben dodici pubblicazioni musicali edite da case italiane ed estere. Ha collaborato e collabora con diversi conservatori; attualmente sta lavorando ad un’opera lirica, che sarà presentata nel prossimo autunno.

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