La mononucleosi è una malattia infettiva di origine virale, conosciuta come “malattia del bacio” (o “kissing disease”) poiché si trasmette attraverso lo scambio di saliva o attraverso le goccioline che si disperdono anche dopo colpi di tosse o starnuti, oppure utilizzando oggetti contaminati come giocattoli, posate, bicchieri e piatti.
La mononucleosi è causata nella maggior parte dei casi dal virus Epstein-Barr (EBV) che appartiene alla famiglia degli herpes virus. Il periodo di incubazione nei bambini è di circa 10-15 giorni. Viene spesso superata senza dare sintomi o in maniera paucisintomatica.
Quando si manifesta in forma evidente, i sintomi principali sono: febbricola o febbre alta e persistente; linfoadenomegalia (linfonodi ingrossati e dolenti sul collo, sotto le ascelle e a livello inguinale); mal di gola (che può essere talmente importante da rendere difficile la deglutizione) dovuto all’infiammazione e all’ingrossamento delle tonsille, che possono presentare anche placche bianco-giallastre; splenomegalia (aumento delle dimensioni della milza) e a volte epatomegalia (aumento delle dimensioni del fegato); esantema o rash cutaneo (eruzione diffusa) simile a quella del morbillo; mal di testa o dolori articolari; perdita dell’appetito.
I sintomi di solito durano da due a quattro settimane, dopo le quali la maggior parte dei pazienti riesce a riprendere le normali attività quotidiane.
Tuttavia, la stanchezza può persistere per settimane e, talvolta, per mesi. Generalmente il tutto si risolve spontaneamente entro due-otto settimane e senza complicanze. Occasionalmente può rendersi necessario il ricorso ai corticosteroidi, dietro prescrizione medica, per ridurre l’intensità della flogosi tonsillare, soprattutto nell’adolescente.