C’è un posto a circa 8mila chilometri da dove viviamo con metropoli e villaggi rurali che si alternano a deserti, boschi e savane.
In una di queste distese assolate, immerse nel silenzio della natura selvaggia dell’Africa Orientale, è in corso una lotta per la sopravvivenza della specie del rinoceronte bianco settentrionale.
Da un lato i bracconieri con il solo scopo di procacciare i corni di questo mammifero, il più grande di tipo terrestre dopo gli elefanti. Dall’altro i ranger che si alternano per sorvegliare 24 ore su 24 gli ultimi due esemplari, madre e figlia, Najin e Fatu.
Entrambe ex ospiti di uno zoo ceco, sono state portate nella riserva naturale Ol Pejeta in Kenya nel 2009, con la speranza di farle riprodurre e consentire di conservare la specie.
L’ultimo esemplare maschio è però morto nel 2018 e l’ultimo tentativo di salvare la specie dall’estinzione è in mano agli scienziati di Avantea, un laboratorio di tecnologie avanzate per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica italiano che ha sede a Cremona. Stanno operando in stretta collaborazione con l’Istituto Leibniz per la ricerca sugli zoo e la fauna selvatica di Berlino.
A dare risalto a questa storia di “eroismo ambientale” è stato lo scatto del fotografo Matjaz Krivic, vincitore del Travel Photographer of the Year 2022, che ha ritratto Najin mentre riposa insieme al suo guardiano Zachary Mutai.
Sul sito della riserva di Ol Pejeta Conservancy (www.olpejetaconservancy.org) è possibile approfondire tutte le attività dell’Unità di monitoraggio ecologico (EMU), le ricerche, ma anche i progetti di economia locale creati per aiutare le comunità limitrofe, coinvolgendole nell’azione di tutela.
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come sempre impeccabile nelle informazioni,
Complimenti ingegnere.
Grazie caro Nino, sono contenta di riuscire a fornire contributi che trovano la tua approvazione. Un abbraccio