Le informazioni, le notizie, sono sempre più veicolate attraverso i social media con l’intervento di algoritmi e, quindi, dell’intelligenza artificiale.
Aspetti che possono impattare negativamente sulla qualità e la pluralità dei contenuti. A confermare questa tendenza sono dati resi disponibili durante il convegno promosso dalla CEI in occasione del Giubileo del mondo della comunicazione. Ad elencarli è stata in special modo Mariagrazia Fanchi, direttrice dell’Alta Scuola in Media, comunicazione e spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Nel 2024, ha evidenziato, il 39% degli italiani adulti ha dichiarato di aver utilizzato i social media quale «fonte abituale di informazione», mentre il 59% degli under 35 europei li ha utilizzati come «fonte principale».
Una maggioranza che non è quasi totalità in quanto i cittadini italiani ed europei in generale ha accesso a molteplici fonti informative: dai giornali alle radio passando per le televisioni generaliste e tematiche. Dove questo non accade, è stato portato ad esempio il caso della Nigeria, i social media sono fonte abituale di informazione del 77% della popolazione nigeriana (223,8 milioni di abitanti). A primeggiare è Facebook, che l’anno scorso è stato il «primo canale “informativo” a livello globale usato in media dal 26% dei cittadini».
Canali meno attendibili
Aspetto dirimente nonostante «i social media siano considerati i canali mento attendibili» con una «sfiducia proporzionale al grado di sviluppo del sistema informativo e alla situazione socio-politica», ha rilevato Fanchi.
La ricerca di informazioni si sta inoltre gradualmente spostando dai social media di parola ai social media visivi come YouTube, Instagram e TikTok, con un recupero importante da parte di WhatsApp che nel 2024 ha racimolato il 16% dei consensi.
Disinformazione
I lettori, i cittadini, sono consapevoli di essere comunque dinanzi ad una situazione borderline. Infatti, sempre dalle ricerche evidenziate dall’esperta dell’Università Cattolica, nel 2024 il «59% dei cittadini a livello globale ha dichiarato di aver fruito contenuti falsi o distorti, in particolare sui temi della politica, della salute e dell’economia».
Disinformazione che colpisce anche il conflitto israelo-palestinese (27% di contenuti falsi o distorti) e quello russo-ucraino (24%). Tuttavia, non sembra poter far più a meno di questi canali.
Infatti, «dal 2020 in poi i motori di ricerca sono diventati i principali strumenti di informazione, superando nella percezione dei fruitori per affidabilità i media tradizionali», con i «social media ritenuti meno affidabili», ma comunque «i più utilizzati per l’aggiornamento informativo».
Fruitori frustrati
Una mole di notizie, contenuti e contatti che ha risvolti negativi sulle persone e in particolare sui minori, esposti continuamenti alle invasioni che arrivano dallo schermo. Lo scorso anno, il «75% degli 8-15enni italiani dichiarava di sentirsi spesso frustrati e insoddisfatto dalle proprie esperienze in rete». Nella larga maggioranza dei casi, «i ragazzi si sono trovati ad affrontare contenuti giudicati inadeguati per la propria età».
I comunicatori di oggi, dunque, devono confrontarsi con questi parametri. «Si è chiamati a marcare la differenza dentro un universo nel quale lo spazio informativo è occupato in modo massivo da contenuti che hanno altre vocazioni», la sintesi di Mariagrazia Fanchi.
L’intelligenza artificiale (IA) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento,
la pianificazione e la creatività.
L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico.
Il computer riceve i dati (già preparati o raccolti tramite sensori, come una videocamera), li processa e risponde.
I sistemi di IA sono capaci di adattare il proprio comportamento analizzando gli effetti delle azioni precedenti e lavorando in autonomia.
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