Il ritiro spirituale mensile

Un appuntamento importante per il servo di Dio, che lo metteva in profonda relazione con Dio
L’incaricato diocesano Alfonso Russo attacca al petto dell’assistente diocesano il distintivo

Un’importanza ben scadenzata nella vita e nella spiritualità di Alfonso Russo è il rapporto con il ritiro spirituale mensile, che gli ha permesso di crescere nella conoscenza di Gesù.

Conoscere le verità della fede e approfondirle è stato sempre il suo impegno personale, che diffondeva tra coloro che lo seguivano nell’apostolato per i sofferenti. Egli era un ottimo trascinatore sia nell’azione concreta per gli ammalati sia nell’impegno della formazione, della meditazione e della contemplazione dei misteri della fede.

Chi lo guidava spiritualmente conosceva bene i desideri del suo cuore e «carpiva» la volontà di realizzare un fervente apostolato. Una «viva comprensione» degli ideali di Cristo e della Vergine Santa erano gli impegni e i desideri ispirati che comunicava al suo padre spirituale, il quale li rendeva attualizzabili con il suo incoraggiamento e la sua benedizione.

È bello leggere come erano organizzati questi ritiri.

Di seguito, il resoconto del ritiro spirituale del 28 febbraio 1963: «L’Incaricato diocesano Alfonso Russo ha preparato e ha adornato di fiori l’altare e la Congrega per il ritiro mensile. Stamani sono intervenute molte persone. L’Assistente, padre Casaburi, ha celebrato la Messa e ha distribuito la Santa Comunione. Dopo la Messa ha tenuto la santa meditazione, prendendo spunto dal discorso del Papa, tenuto ieri sera alla radio, sulla Quaresima come tempo di carità verso Dio e verso il prossimo. Nel pomeriggio è stata fatta la lettura spirituale su santa Bernardetta. È stata fatta la Via Crucis, cui è seguita la seconda meditazione sulla spiritualità della nostra associazione, considerata in rapporto alla valorizzazione del lavoro e del dolore. È seguita la recita del Rosario e, dopo le litanie, l’Assistente ha dettato la terza meditazione, come seguito del primo argomento: la vastità dell’apostolato, che non conosce limiti nei rapporti tra sacerdoti, sani e malati, con qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo. Dopo l’esame di coscienza è seguita la visita al Santissimo Sacramento con preghiere particolari per il Papa, per il vescovo, per i sacerdoti, per l’associazione, per gli ammalati e per i defunti. La Benedizione eucaristica ha chiuso la giornata».

Una testimonianza di grande riflessione per me: ora comprendo ancora di più l’enorme spessore della sua spiritualità e formazione; ora gusto quanto Alfonso ha cercato di offrire alla mia persona e, come a me, a tutti, nella crescita, conoscenza e testimonianza di fede da unire alla vita. Alfonso sapeva «essere nel mondo, ma non del mondo» (Gv 15,18-21); sapeva crearsi un deserto per uniformarsi a Gesù, quel Gesù che «stava con le fiere e gli angeli» (Mc 1,13), che supera le tentazioni e le prove, condizioni vissute affinché l’uomo riprendesse l’armonia e il dialogo con Dio e ritornasse a sperare.

Il tempo di deserto era per Alfonso un’occasione per presentare a Gesù gli aneliti del suo animo, i desideri del cuore, che rendevano il suo operare sereno e coraggioso, perché Gesù era con lui, sempre vicino, attento e certo che, sotto lo sguardo materno di Maria, tutto fosse possibile. Una formazione integrale, perché intimamente unito alla passione di Cristo e ai dolori di Maria; una formazione da pioniere, perché non ha esitato a portare avanti un ideale alto: vivere la sofferenza come «missione e vocazione» nella Chiesa.

La forza per realizzare tutto ciò sgorgava dalla preghiera attenta e profonda, in relazione alla Parola di Dio, nel vivere quotidianamente il suo incontro con Gesù nell’Eucaristia, sia come adorazione eucaristica, sia come visita al Santissimo Sacramento, sia come partecipazione alla Messa. Inoltre, vi era una preghiera che rafforzava il suo legame con la Madonna: il Rosario. Aveva spesso tra le mani la corona, che portava con sé ovunque.

Viveva una preghiera alimentata dalla lettura della vita dei santi, i quali diventavano spesso ispiratori per un progetto ancora più convinto per il mondo della sofferenza. Viveva una preghiera attenta ai segni dei tempi, nell’ascolto del Papa, dei vescovi e del Magistero della Chiesa. Non osava mai venir meno nell’obbedienza ai superiori, anche quando qualcosa non gli era chiaro e comprensibile. In questi momenti, dalle sue labbra sgorgava l’espressione di santa Teresa d’Avila: «Vivere e morire come figlia della Chiesa».

Alla preghiera Alfonso dava la precedenza su ogni altra attività: la preghiera è un dono che Dio fa ai poveri in spirito, agli umili, nel silenzio di un cuore adorante.

Quanto sperimentato nella crescita spirituale, Alfonso lo rendeva operativo nella vita e nell’azione dell’associazione; egli trasmetteva a tutto il personale dell’opera la giusta dimensione del vivere e dell’agire, in special modo nell’apostolato verso gli ammalati e nella testimonianza di essere membri di una realtà che ha come fine il vivere il dolore e la sofferenza come «partecipazione» ai dolori di Cristo ed essere «missionari» con la propria vita.

Certamente la vita associativa ha vissuto momenti di prove e difficoltà, ma il punto di forza è sempre stato il Signore, che con la sua vita, le sue sofferenze e, soprattutto, con l’abbandono alla volontà del Padre, ha dato esito favorevole per continuare.

Alfonso raccomandava diversi luoghi nei quali vivere la preghiera. In famiglia, cuore dell’azione, per vivere una duplice dimensione: essere forza d’unione all’interno ed essere testimonianza all’esterno.

Con l’ammalato e la sua famiglia: l’ammalato deve essere non solo visitato, incoraggiato e aiutato, ma reso partecipe, insieme alla sua famiglia, della vita della Chiesa e della società. È necessario realizzare un percorso di fede per comprendere e vivere la sofferenza come mezzo di salvezza e di redenzione.

La preghiera deve essere privata e liturgica, vissuta nel Corpo mistico della Chiesa e nel segreto del cuore e della propria dimensione spirituale.

Così facendo, la propria sofferenza e il proprio sacrificio, alla luce di Gesù, assumono una nuova dimensione. Questo è lo specifico dell’apostolato che Alfonso desidera diffondere: così facendo si realizza una relazione tra preghiera e vita, che reciprocamente si influenzano e rendono viva ogni azione.

Don Gaetano Ferraioli, Direttore Pia Unione Ammalati Cristo Salvezza

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